La stanza odorava di carta antica, cera d’api e incenso leggero. Sul grande schermo della smart TV in modalità monitor del PC lampeggiavano le notifiche di notizie dal mondo.
Roger scorse rapidamente i titoli degli argomenti che seguiva: aggiornamenti giornalieri sulle guerre in corso, disastri naturali in quasi tutti i continenti, allarmi sull’avvicinarsi di crisi economiche per diverse aree geografiche.
Ma ciò che catturò la sua attenzione in quel momento fu un articolo più in basso: “Scoperta sensazionale: ritrovati nuovi rotoli antichi vicino a Qumran.”
Cliccò col mouse e si aprì una nuova scheda nel browser con la pagina web relativa. Il sottotitolo aggiungeva una notizia importante: “Scoperti nuovi rotoli antichi vicino a Qumran. Alcuni trafugati misteriosamente prima dell’arrivo al museo locale”; Lo lesse con attenzione e lo salvò nei preferiti.
Roger si scostò dallo schienale della poltrona in pelle, scrutando lo schermo. Le dita tamburellarono lievemente sulla scrivania. Il cuore gli diede un sussulto, un’eco di qualcosa che credeva sepolto.
“Sempre lo stesso schema”, mormorò tra sé. “Ciò che viene alla luce, viene subito oscurato.”
Non era solo una scoperta archeologica. No. Quelle tracce conducevano a qualcosa di più profondo, più antico, di soprannaturale, lo sapeva. Qualcosa che aveva percepito in passato e che ora sembrava riemergere, come un’ombra pronta a reclamare il suo posto.
Proprio in quel momento, lo squillo secco del telefonino interruppe i suoi pensieri e lo fece sobbalzare leggermente. Riconobbe immediatamente il prefisso della Francia, il numero però non era associato a un contatto salvato. Roger esitò, poi accettò la chiamata.
“Sei ancora vivo, vedo”, disse una voce dall’altra parte, intrisa di un’ironia che tentava di mascherare un’urgenza palpabile.
“Jean-Marie? Sono passati anni…” rispose Roger con tono basso, “Cosa vuoi?”
“Hai letto anche tu la notizia dei rotoli, vero? E so che anche tu non hai potuto ignorarla. Dobbiamo parlare, di questo e molto altro. Qui. Al castello. È importante.”
…
Fece un passo verso la libreria. Tra i volumi, uno attirò la sua attenzione. Era polveroso, rilegato in uno splendido tessuto rosso con intarsi in oro:
IL VERO LIBRO DELLE OMBRE
Liber Umbrarum vel Liber Spirituum -Verum Divinum Grimorium – Clavis Secretorum
1573
Lo sfogliò con lentezza, soffermandosi su una pagina tra tutte, quella relativa all’angelo Michael. Poi la girò, e si dedicò a quelle degli altri sei angeli. I sette grandi angeli planetari, uno associato ad ogni giorno della settimana e alle principali sfere celesti: il Sole, la Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno. Così diversi l’uno dall’altro, eppure che da così tanto tempo convivono costituendo il nostro sistema solare, rendendo possibile e stabile l’esistenza del nostro pianeta Terra e l’esistenza del genere umano. E osservati e studiati dall’uomo fin dalla notte dei tempi.
“Questa volta non sarò più solo come allora, quando stavo per morire?” si domandò tra sé e sé.
…
Dopo i fatti della fine del millennio aveva provato ancora a compiere i rituali e a cercare di fornire un suo contributo alle forze della luce contro l’oscurità, ma la sua convinzione in quelle energie si era spenta, e col passare degli anni gli antichi testi di magia si erano trasformati in una sorta di manuali di filosofia, uno studio per avvicinarsi ai grandi misteri della Vita, della creazione dell’Universo e delle forze a ciò connesse, ma non più pensando di interagire con esse e di poter intervenire su di esse.
Decise si smettere di restare in balia dei ricordi, doveva decidere cosa fare ora. La sorpresa della chiamata di Jean-Marie era grande, pensava che avrebbe provato ancora rabbia e ostilità verso di lui, ma non era così. Era invece stato qualcosa di familiare.
Con un ultimo sguardo allo studio che per anni era stato una sorta di prigione volontaria, preparò il trolley da viaggio e lo chiuse. Era tempo di tornare in Francia. Al castello. Da Jean-Marie. E affrontare ciò che stava per emergere dalle ombre del passato.
Richiamò il numero dell’ultima chiamata ricevuta, attese che l’altro rispondesse “Jean? Arrivo”.
